Come guadagna Amazon: il negozio fa il fatturato, il cloud fa i profitti
Nel 2025 Amazon ha incassato quasi 717 miliardi di dollari, in gran parte vendendo prodotti. Ma più della metà dell'utile operativo arriva da un'attività che la maggior parte dei clienti non vede: i server affittati alle altre aziende.

Per chi compra, Amazon è un negozio: si cerca un prodotto, si clicca, il pacco arriva il giorno dopo. Ed è vero che la maggior parte dei soldi che entrano nelle casse del gruppo arriva da lì. Nel 2025 Amazon ha registrato ricavi per 716,9 miliardi di dollari. Ma se si guarda a dove nasce il guadagno, il quadro cambia. Dei circa 80 miliardi di utile operativo dell’anno, 45,6 arrivano da Amazon Web Services, la divisione che affitta potenza di calcolo e spazio sui server ad aziende, enti pubblici e startup. AWS vale circa il 18% dei ricavi e il 57% dell’utile operativo.
Il negozio: tanti soldi, margini sottili
Il commercio online di Amazon è enorme ma guadagna relativamente poco su ogni euro venduto. Magazzini, trasporti, resi, consegne rapide e prezzi aggressivi costano. Nel 2025 la parte nordamericana del business ha prodotto 29,6 miliardi di utile operativo, quella internazionale, che comprende anche l’Italia, appena 4,75 miliardi.
Il motivo per cui Amazon tiene i prezzi bassi non è beneficenza: è che il negozio porta traffico, e il traffico alimenta le altre attività. La più grande sono i servizi ai venditori terzi, cioè le commissioni che pagano le aziende che vendono sulla piattaforma e i costi della logistica che Amazon offre loro: magazzino, spedizione, gestione dei resi. Nel 2025 questa voce ha generato 172 miliardi di ricavi. Per molte imprese, anche italiane, Amazon non è solo un concorrente: è un fornitore di servizi a cui pagano una parte di ogni vendita.
La pubblicità che non sembra pubblicità
C’è poi una fonte di ricavi che i clienti incontrano ogni giorno senza farci caso. Quando si cerca un prodotto, i primi risultati sono spesso sponsorizzati: i venditori pagano per comparire in alto. Nel 2025 la pubblicità ha portato ad Amazon 68,6 miliardi di dollari. È un business ad alto margine, perché Amazon non deve produrre né spedire nulla: vende visibilità a chi è già sulla piattaforma e ha bisogno di farsi trovare.
Poi ci sono gli abbonamenti, come Prime, che nel 2025 hanno generato 49,6 miliardi. Servono a far tornare i clienti e a farli comprare di più, più che a fare utili in sé.
Il cloud, il vero motore
AWS nasce dall’infrastruttura che Amazon aveva costruito per sé e che, a un certo punto, ha deciso di affittare anche agli altri. Oggi una parte rilevante di internet gira sui suoi server: siti, app, piattaforme di streaming, sistemi gestionali di aziende e pubbliche amministrazioni. Nel 2025 AWS ha fatturato 128,7 miliardi con un margine operativo di oltre un terzo, molto più alto di quello del commercio.
È anche dove Amazon sta investendo di più. Con la corsa all’intelligenza artificiale, che richiede enormi quantità di calcolo, il gruppo ha annunciato per il 2026 investimenti per circa 200 miliardi di dollari, in gran parte per data center e infrastruttura tecnologica.
Cosa significa per un’impresa italiana
Il modello di Amazon insegna una cosa utile anche a chi ha un’azienda molto più piccola: il prodotto che si vede non è necessariamente quello che fa guadagnare. Il negozio online attira clienti e venditori; i soldi veri arrivano dai servizi costruiti intorno a quel flusso, dalla logistica alla pubblicità fino al cloud.
Per chi vende su Amazon, significa anche fare bene i conti. Commissioni, costi di logistica e pubblicità interna si sommano, e in molti settori lasciano margini stretti. La piattaforma porta clienti che da soli sarebbe difficile raggiungere, ma una parte crescente del valore di ogni vendita resta a lei.






