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Perché Lidl costa meno (e guadagna lo stesso)

Non è magia e non sono prodotti peggiori: è un modo diverso di costruire un supermercato, dove ogni scelta serve a togliere un costo. Da dove viene il prezzo basso, voce per voce.

Come guadagna X

Lidl Italia ha chiuso l’ultimo bilancio con 7,9 miliardi di euro di ricavi, in crescita del 6,3%, e 262 milioni di utile netto (bilancio depositato, esercizio chiuso a febbraio 2026). Ha più di 800 negozi, 23 mila dipendenti e, nei dodici mesi a giugno 2026, il 6,4% di tutta la spesa alimentare italiana nella grande distribuzione (NielsenIQ). Tutto questo vendendo a prezzi più bassi dei supermercati tradizionali. La domanda è ovvia: se costa meno, dove guadagna? La risposta è che Lidl non ha prezzi più bassi, ha costi più bassi. E li ha costruiti con cinque decisioni.

Decisione uno: 3.500 prodotti, non 20.000

Un ipermercato tradizionale ha sugli scaffali decine di migliaia di referenze: dieci marche di passata di pomodoro, venti di biscotti. Lidl ne ha circa 3.500 in tutto. Questa è la scelta da cui discendono tutte le altre.

Con meno prodotti, ogni prodotto vende molto di più. Una sola passata di pomodoro venduta in 800 negozi significa ordinare al produttore quantità enormi, e chi ordina quantità enormi detta il prezzo. Significa anche magazzini più semplici, camion più pieni, scaffali più facili da rifornire e meno prodotti che scadono. Ogni referenza in meno è un costo in meno, moltiplicato per 800.

Decisione due: la marca è Lidl

Oltre l’80% dei prodotti è a marchio proprio, prodotto in Italia da aziende che lavorano per l’insegna (dati Lidl Italia, 2026). Quando compri la grande marca, nel prezzo paghi la pubblicità in televisione, la rete di venditori, il margine del produttore e il margine del distributore. Quando compri il marchio Lidl, paghi il prodotto e un solo margine.

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Il produttore ci sta perché ha un cliente che gli riempie la fabbrica per anni con volumi certi. Lidl ci sta perché controlla il prezzo, la qualità e il packaging, e perché un cliente che si abitua a quel marchio non lo trova altrove. È una fedeltà costruita sul prodotto, non sulle carte punti.

Decisione tre: il negozio è una macchina

Entra in un Lidl qualsiasi e poi in un altro a 500 chilometri: sono uguali. Stessa pianta, stessa disposizione, stessi scaffali. La merce arriva spesso direttamente su pallet e cartoni espositivi, pronta da mettere in vendita senza che qualcuno la sistemi pezzo per pezzo. Il personale è ridotto e fa tutto: cassa, scaffali, pulizie. Il negozio tipo è grande il giusto, intorno ai 1.500 metri quadrati, su terreni spesso meno cari di quelli dei grandi centri commerciali.

Ogni minuto di lavoro risparmiato per mettere in vendita un prodotto, moltiplicato per 3.500 prodotti e 800 negozi, è una fetta del prezzo basso.

Decisione quattro: margine piccolo, giro enorme

L’utile di Lidl Italia è il 3,3% dei ricavi. Su una spesa da 50 euro, l’azienda guadagna poco più di un euro e mezzo. Un negozio tradizionale cerca margini più alti su ogni prodotto; Lidl accetta di guadagnare pochissimo su ogni pezzo e di guadagnare sulla quantità. Il 65% delle famiglie italiane fa la spesa da Lidl almeno qualche volta (dato dichiarato dall’azienda): a quei volumi, l’1,5 euro a carrello diventano 262 milioni.

Decisione cinque: crescere sempre

Il modello funziona solo se continua a crescere, perché i costi fissi, centrale ad Arcole, 12 piattaforme logistiche, contratti con i produttori, si ripagano con il numero di negozi. Da qui il piano dichiarato: 1,5 miliardi di investimenti nel triennio 2025-2027, 150 nuovi punti vendita, l’obiettivo di mille negozi in Italia entro il 2030 al ritmo di 50 aperture l’anno. Il discount nel suo insieme è passato dal 12,6% della grande distribuzione nel 2010 al 23% di oggi, e Lidl vale circa il 30% di tutto il discount (dati presentati da Lidl Italia, gennaio 2025).

Cosa non è compreso nel prezzo

Costare meno ha un prezzo, e non è sempre nella qualità del prodotto. È nella scelta: tre tipi di yogurt, non trenta. È nel servizio: nessuno ti consiglia il vino. È nel ritmo del lavoro di chi sta in negozio, che fa in un’ora quello che altrove fanno in tre. E il modello ha un limite strutturale: per continuare a comprare a quei prezzi deve continuare ad aprire, e il giorno in cui non ci sarà più spazio per nuovi negozi la crescita dovrà venire da altro.

Fino ad allora, ogni volta che un carrello esce da un Lidl, dentro ci sono trent’anni di decisioni su cosa togliere.

Fonti: bilancio Lidl Italia S.r.l., esercizio chiuso a febbraio 2026; NielsenIQ, Guida largo consumo, 12 mesi a giugno 2026; dichiarazioni di Massimiliano Silvestri e Martin Brandenburger (Lidl Italia, 2025-2026) riportate dalla stampa di settore. Dati aggiornati a ottobre 2026.

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