Un caffè costa 1,20 euro. Ecco dove vanno i centesimi, uno per uno
Il caffè in sé vale dai 10 ai 20 centesimi. Il resto del prezzo paga la persona che te lo serve, le mura del locale e lo Stato. E spiega perché il bar ha bisogno che tu prenda anche il cornetto.

Nel 2026 un espresso al banco costa in media 1,29 euro in Italia, con una forchetta che va da 1,20 a 1,40 a seconda della città: 1,51 a Bolzano, 1,49 a Pescara, sotto 1,20 in alcuni capoluoghi del Sud (rilevazione del Centro ricerca consumi con Assoutenti su dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese, 2026). Rispetto al 2021 il prezzo è salito del 24%. La domanda che tutti fanno è se il barista ci guadagni troppo. La risposta sta nel dividere quel 1,20 in pezzi.
Il caffè vale 10-20 centesimi
Una miscela da bar costa, a seconda della qualità, tra 14 e 28 euro al chilo. Con 7 grammi per tazzina, il caffè che bevi vale tra 10 e 20 centesimi. Aggiungi lo zucchero, l’energia della macchina, l’acqua e il detersivo per lavare la tazzina: altri 3-6 centesimi (stime di settore pubblicate da Bar Wars e da analisi di food cost per bar, 2026). Il costo diretto di un espresso, tutto compreso, sta tra 14 e 29 centesimi.
Se il conto finisse qui, il margine sarebbe dell’80% e il barista sarebbe ricco. Non finisce qui.
La persona dietro il banco vale più del caffè
Il costo più grande di una tazzina è chi la prepara. Un bar con due o tre persone al banco paga stipendi, contributi, ferie e tredicesime, e li paga anche nelle ore in cui entra una persona ogni dieci minuti. Ripartito sul numero di caffè serviti, il personale pesa intorno ai 50 centesimi a tazzina (stima di settore, Caffè Semplice, 2026), più di qualsiasi altra voce e più del doppio della materia prima.
Poi vengono le mura: affitto, bollette del locale, assicurazione, tasse comunali, manutenzione della macchina. Altri 8-10 centesimi a tazzina in un bar con volumi normali, molto di più in centro città.
Lo Stato prende 11 centesimi prima di tutti
Sul prezzo al banco c’è l’IVA al 10%. Su 1,20 euro, 11 centesimi vanno allo Stato prima che il bar veda un euro. Il prezzo “vero” incassato dal locale è 1,09.
Il conto, in fila
Prendiamo un caffè a 1,20 euro in un bar con buoni volumi:
- IVA: 0,11 €
- Miscela: 0,15 €
- Zucchero, energia, lavaggio: 0,04 €
- Personale: 0,50 €
- Affitto e gestione: 0,09 €
- Totale: 0,89 €
Restano circa 30 centesimi, prima delle tasse sul reddito del titolare e prima di qualsiasi imprevisto. In un bar con pochi passaggi, dove il personale costa uguale ma le tazzine sono la metà, quei 30 centesimi diventano zero o diventano una perdita. Le stime di settore parlano di 15-25 centesimi netti a tazzina nei bar che funzionano bene, e di guadagno azzerato sotto una certa soglia di clienti.
Perché il prezzo sale anche quando il caffè scende
C’è una cosa che non torna, a prima vista. Il prezzo del caffè verde Robusta sui mercati internazionali è sceso da circa 5.600 dollari a tonnellata nel 2025 a 3.900 nel 2026 (dati citati da Assoutenti), eppure la tazzina continua a salire. La spiegazione sta nella tabella sopra: la materia prima è il 12% del prezzo. Quando l’Arabica è salita dell’80% tra il 2021 e inizio 2026, come ha ricordato l’amministratrice delegata di illycaffè Cristina Scocchia, la tazzina è salita del 24%, molto meno. E quando il caffè scende, non scendono gli stipendi, l’affitto e l’energia, che insieme valgono quasi il 60% del prezzo.
La Fipe, la federazione dei pubblici esercizi, sostiene da tempo che per far reggere i conti di un bar l’espresso dovrebbe costare almeno 2 euro. Nessuno lo fa, perché il caffè è il prodotto civetta: il prezzo che tutti conoscono, quello che decide se un bar sembra caro o economico.
Dove il bar guadagna davvero
Il caffè porta le persone dentro. I soldi li fa quello che prendono insieme al caffè. Secondo i dati Fipe sullo scontrino medio, un espresso vale 1,20 euro, una colazione completa 2,90, un aperitivo 7,90, un pranzo 17,70. Un cornetto ha un margine in euro doppio rispetto a una tazzina, un cocktail ne vale nove.
La prossima volta che un barista ti chiede “anche un cornetto?”, non è gentilezza: è l’unico modo in cui il suo caffè a 1,20 può continuare a costare 1,20.
Fonti: Centro ricerca consumi / Assoutenti su dati Mimit (2026); Fipe, dichiarazioni di Aldo Cursano e dati sullo scontrino medio (2025-2026); illycaffè, Cristina Scocchia al Meeting di Rimini (agosto 2026); stime di costo per tazzina da analisi di settore (Bar Wars, Caffè Semplice, 2026). Le voci di costo sono medie indicative: ogni bar ha numeri propri. Dati aggiornati a ottobre 2026.






