Casillo: il gruppo di Corato che macina il grano di sette piatti di pasta su dieci, e quasi nessuno conosce
Il nome sul pacco di pasta è quello del pastificio. A monte, molto spesso, c'è un'azienda familiare in provincia di Bari che lavora 27 mila quintali di grano al giorno e che il consumatore non vede mai.

Prendi un pacco di pasta da uno scaffale qualsiasi. Il nome è quello di un grande pastificio. La semola dentro, in sette casi su dieci, l’ha lavorata un’azienda che non compare da nessuna parte: Casillo, di Corato, provincia di Bari. “In sette c’è della materia prima che abbiamo lavorato noi”, dice Francesco Casillo, presidente e amministratore delegato, a Forbes nell’agosto 2026. È il primo gruppo molitorio italiano, uno dei maggiori trasformatori di grano duro al mondo e uno dei principali operatori europei nel commercio di cereali. Fattura oltre 1,5 miliardi di euro, secondo le stime più recenti vicino ai 2. E il consumatore non lo vede mai.
1958: un ragazzo di 19 anni e un mulino in centro
Vincenzo Casillo apre il primo mulino nel 1958, a diciannove anni, nel centro di Corato. La geografia spiega tutto: Corato sta tra la Murgia e il Tavoliere, la zona storicamente più ricca di grano duro d’Italia. Per mezzo secolo l’azienda lavora solo grano duro e cresce insieme ai suoi clienti, i grandi pastifici italiani ed esteri. Non fa pasta: fa la semola che diventa pasta, e la fa per chi di pasta ne produce milioni di tonnellate.
È un posizionamento che nessuno sceglie per diventare famoso. Lo scegli per diventare indispensabile. Un pastificio può cambiare fornitore di semola, ma non può fare a meno di uno che consegni ogni giorno, nella quantità giusta, con la qualità costante che serve a una linea di produzione da ventiquattro ore.
Cosa vuol dire 27 mila quintali al giorno
Nello stabilimento di Corato, racconta l’azienda, si macinano circa 27 mila quintali di grano al giorno, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Il gruppo ha quattordici mulini in nove regioni italiane, e intorno a Casillo Spa, che dal 2020 è Società Benefit, ruotano altre società: Casillo Commodities, che compra e vende cereali sui mercati internazionali con un giro d’affari superiore a quello del mulino stesso, e una divisione nelle energie rinnovabili.
Il modello ha un pezzo che pochi conoscono: Casillo non è solo chi trasforma il grano, è anche chi lo compra. Compra grano duro in Italia, dove la produzione copre ormai solo poco più della metà del fabbisogno nazionale (dal 78 al 56,5% in tredici anni, secondo le associazioni agricole), e sui mercati internazionali. Controllare l’acquisto della materia prima, in un settore dove il prezzo del grano cambia ogni settimana, è la differenza tra un mulino e un gruppo.
Il tentativo di farsi vedere
Dal 2020 il gruppo ha provato a uscire dal retrobottega: cinque linee di farine e semole a marchio Molino Casillo per il consumatore, con grano 100% italiano, un nuovo packaging, una campagna con un testimonial. È la mossa classica di chi ha costruito una fortuna lavorando per gli altri e vuole, almeno in parte, un rapporto diretto con chi mangia. È anche la mossa più difficile: un brand di farina deve competere sullo scaffale con nomi che la gente conosce da generazioni, e il vantaggio industriale di Casillo, i volumi, i mulini, la logistica, sullo scaffale non si vede.
In parallelo il gruppo ha fatto una scelta meno visibile e forse più duratura: l’Agrifood Hub di Corato, una scuola dell’arte bianca da quasi 12 milioni di euro proposta dal Politecnico di Bari con Casillo come partner capofila, insieme a università, Coldiretti e istituti tecnici del territorio. Formare chi lavorerà nei mulini e nei panifici tra dieci anni è il modo in cui un’azienda di provincia resta al centro del suo settore.
Cosa guardare
Due cose. La prima è il grano italiano: se la superficie coltivata continua a ridursi, chi macina dovrà comprare sempre più all’estero, e le linee “100% italiano” diventeranno più care e più piccole. La seconda è il passaggio generazionale, che per un’azienda fondata nel 1958 e guidata dal figlio del fondatore è la prossima pagina, non un’ipotesi.
Per il lettore, la lezione è una che vale fuori dalla pasta: il nome sul prodotto raramente è quello di chi ha fatto il lavoro più grande. E a Corato c’è un’azienda da quasi due miliardi che lo dimostra ogni volta che bollite l’acqua.
Fonti: Forbes Italia, intervista a Francesco Casillo (17 agosto 2026); Artù, reportage su Molino Casillo (29 ottobre 2026); Il Sole 24 Ore sul lancio delle linee consumer (2020); dati di bilancio da fonti camerali (Casillo Spa, ricavi 2024). Dati aggiornati al 30 ottobre 2026.






