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Euro digitale: cos’è, quando arriva e cosa cambia per chi paga e per chi incassa

Il Parlamento europeo ha approvato la sua posizione sull'euro digitale e il negoziato finale è in corso. La BCE punta a una prima emissione nel 2029, con un test dal 2027. Sarà gratuito per i cittadini, funzionerà anche senza rete e non sostituirà il contante.

Il 9 luglio 2026 il Parlamento europeo ha approvato con 416 voti favorevoli, 169 contrari e 22 astensioni la sua posizione sul regolamento per l’euro digitale. Da allora è in corso il negoziato con il Consiglio, cioè con i governi dei Paesi membri, per arrivare a un testo comune. La Banca centrale europea spera che la legge sia approvata entro la fine del 2026, per avviare un progetto pilota dalla seconda metà del 2027 e arrivare a una possibile prima emissione nel 2029. Per ora non cambia niente per nessuno, ma vale la pena capire di cosa si tratta, perché riguarderà chiunque paghi o incassi in euro.

Cos’è l’euro digitale

L’euro digitale è una versione elettronica delle banconote e delle monete, emessa direttamente dalla BCE. È questa la differenza con i soldi che abbiamo oggi sul conto corrente o sulla carta: quelli sono un credito verso una banca privata, mentre l’euro digitale sarebbe un credito verso la banca centrale, come il contante. Si userà tramite un portafoglio digitale aperto presso una banca o un altro prestatore di servizi di pagamento, con un’app o una carta, e servirà per pagare nei negozi, online e tra privati.

Quanto costerà e come funzionerà

Per i cittadini i servizi di base saranno gratuiti: aprire il portafoglio, tenere un saldo e avere almeno uno strumento per pagare. Potrà funzionare in due modi. Online, con i pagamenti che passano attraverso l’intermediario, e offline, da un dispositivo che conserva l’importo e permette di pagare anche senza connessione, da persona a persona, un po’ come si fa con le banconote. Il Parlamento chiede che i pagamenti offline siano sempre gratuiti. Come per il contante, se si perde il dispositivo si perdono anche i soldi che c’erano sopra.

Sulla privacy, la BCE assicura che i propri sistemi non le permetteranno di sapere chi paga e cosa compra. Gli intermediari faranno comunque i controlli previsti dalla legge per i pagamenti online, come succede oggi con carte e bonifici.

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Il tetto e il rischio per le banche

Ogni persona avrà un limite massimo di euro digitali da tenere nel portafoglio, e il saldo non darà interessi. È una scelta voluta: l’euro digitale è pensato per pagare, non per risparmiare, e il tetto serve a evitare che le persone spostino in massa i loro depositi dalle banche alla banca centrale. Quanto sarà questo limite non è ancora deciso, ed è uno dei punti su cui Parlamento e Consiglio devono mettersi d’accordo, insieme a chi debba fissarlo.

Cosa cambia per negozi e imprese

La posizione del Parlamento prevede che la maggior parte dei commercianti che già accettano pagamenti elettronici debba accettare anche l’euro digitale. Sono esentate le microimprese e i lavoratori autonomi che oggi non accettano pagamenti digitali. Le commissioni per i commercianti avranno un tetto unico in tutta l’area euro, che non potrà superare quanto si paga oggi per strumenti simili come le carte. Le imprese non potranno accumulare euro digitali: gli incassi andranno trasferiti sul conto aziendale entro 24 ore.

E il contante?

Banconote e monete resteranno moneta a corso legale. Insieme al regolamento sull’euro digitale ne viene discusso un altro proprio per garantire che il contante resti accessibile e accettato in tutta l’area euro. L’euro digitale nasce anche per un motivo strategico: oggi gran parte dei pagamenti elettronici in Europa passa per circuiti americani, e la BCE vuole un’infrastruttura pubblica europea su cui banche e aziende possano costruire i propri servizi. Se funzionerà, lo diranno il test del 2027 e, soprattutto, quante persone sceglieranno di usarlo.

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