L’inflazione è tornata al 5,4%: da dove arriva e cosa cambia per te
A ottobre i prezzi sono saliti del 5,4% in un anno, il livello più alto dall'agosto 2023. Quasi tutto il rincaro viene dall'energia, ma il conto arriva anche al supermercato e si somma a quello degli anni scorsi, che gli stipendi non hanno ancora recuperato.

Secondo la stima preliminare dell’Istat, a ottobre 2026 i prezzi al consumo sono aumentati del 5,4% rispetto a un anno prima. A settembre l’aumento era del 4,2%, e in un solo mese i prezzi sono saliti dello 0,9%. Non si vedeva un’inflazione così alta dall’agosto del 2023. Il dato definitivo arriverà il 17 novembre, ma il quadro è chiaro: a spingere è soprattutto l’energia.
Da dove arriva il rincaro
I beni energetici costano il 31,4% in più rispetto a un anno fa. Dentro questa voce, la parte regolamentata, cioè le tariffe di luce e gas per chi è ancora in regime di tutela o di servizio a tutele graduali, è salita del 59,5%; quella sul mercato libero del 29,4%. L’Istat collega l’aumento dell’energia alla situazione geopolitica internazionale, che ha fatto salire i prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità.
Se si toglie l’energia dal calcolo, il quadro è molto più tranquillo. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, è al 2%. È una distinzione importante: significa che per ora non stanno aumentando tutti i prezzi allo stesso modo, ma soprattutto quelli legati a un singolo fattore esterno.
Perché lo senti anche al supermercato
L’energia, però, non resta nella bolletta. Serve a trasportare le merci, a far funzionare le serre e le celle frigorifere, a cuocere il pane. Per questo, quando sale, prima o poi spinge verso l’alto anche altri prezzi. A ottobre gli alimentari non lavorati, come frutta, verdura e carne fresca, sono aumentati del 7,5% su base annua; i servizi di trasporto del 3,1%. Il cosiddetto carrello della spesa, che raccoglie i prodotti alimentari e per la casa acquistati più spesso, è passato da un aumento dell’1,5% a uno del 2,5%.
Il conto che si somma a quello degli anni scorsi
C’è un equivoco frequente sull’inflazione: quando scende, i prezzi non tornano indietro. Smettono solo di salire così in fretta. Tra il 2021 e il 2025, secondo l’Istat, i prezzi al consumo sono aumentati complessivamente del 17,1%, il carrello della spesa del 24% e l’energia del 34,1%. Nello stesso periodo gli stipendi sono cresciuti meno: a settembre 2025 le retribuzioni contrattuali, al netto dell’inflazione, erano ancora dell’8,8% sotto il livello di gennaio 2021.
Il nuovo aumento arriva quindi su un potere d’acquisto già eroso. E arriva mentre l’economia si è fermata: nel terzo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente.
Cosa puoi fare, concretamente
Sulla parte più pesante, l’energia, qualcosa si può fare. Conviene controllare che tipo di contratto si ha per luce e gas, se a prezzo fisso o variabile, e confrontare le offerte sul Portale Offerte gestito da ARERA, il sito pubblico che mette a confronto le proposte dei fornitori. Chi ha un contratto a prezzo variabile vede gli aumenti subito; chi ha un prezzo fisso è protetto fino alla scadenza, ma deve fare attenzione alle condizioni di rinnovo.
Per chi lavora, l’inflazione rende più importante sapere quando scade il proprio contratto collettivo e cosa prevede per i rinnovi. Per chi ha dei risparmi fermi sul conto corrente, vale una regola semplice: se rendono meno dell’inflazione, ogni mese valgono un po’ meno. Non è un motivo per fare scelte affrettate, ma per chiedere consiglio a qualcuno di competente e indipendente prima che il tempo passi.






