Lo spazioporto di Grottaglie: cosa c’è davvero dietro la “Puglia dello spazio”, oltre i comunicati
Ogni anno un comunicato annuncia che da Grottaglie si volerà nello spazio. Intanto, in quell'aeroporto senza passeggeri, si costruiscono pezzi di Boeing e si provano i droni. La versione senza aggettivi di una delle storie più raccontate della Puglia.

L’aeroporto Marcello Arlotta di Taranto-Grottaglie ha una pista di tre chilometri e nessun volo di linea. Dal 2018 è, per decreto del Ministero delle Infrastrutture, il primo spazioporto commerciale orizzontale d’Italia e dell’Unione europea. Dal dicembre 2024 ha un accordo con Virgin Galactic per studiare se da lì possano partire voli suborbitali. A ottobre 2026 non è partito nessuno. Vale la pena capire cosa c’è davvero in quel posto, perché è più interessante dei titoli.
Cosa vuol dire spazioporto orizzontale
I razzi partono in verticale, da Cape Canaveral o da Kourou. Uno spazioporto orizzontale serve a un altro tipo di veicolo: un aereo madre decolla da una pista normale, sale a una quindicina di chilometri, e lì sgancia uno spazioplano che accende il motore e sale fino a 80-100 chilometri, oltre il confine convenzionale dello spazio, per qualche minuto di assenza di peso, prima di planare e atterrare sulla stessa pista. È il modello di Virgin Galactic, che lo fa dallo Spaceport America in New Mexico, con un biglietto che nelle vendite passate costava intorno ai 250 mila dollari.
Grottaglie è stata scelta perché ha la pista lunga, lo spazio aereo poco trafficato, il mare vicino per la fase di volo, e perché l’Enac, l’autorità per l’aviazione civile, ha scritto nel 2020 il regolamento italiano per costruire e gestire uno spazioporto, il primo in Europa.
Cosa c’è oggi, davvero
Tre cose, tutte reali e nessuna spaziale.
Leonardo. Nello stabilimento accanto alla pista si costruiscono due sezioni della fusoliera del Boeing 787 Dreamliner, in fibra di carbonio, che partono da Grottaglie su un aereo cargo speciale verso gli Stati Uniti per l’assemblaggio. È il motivo per cui la pista è lunga tre chilometri: serve a quell’aereo. È anche il più grande impianto aeronautico della Puglia.
I droni. Grottaglie è un “test bed” nazionale per i velivoli a pilotaggio remoto: lo spazio aereo dedicato permette di provare droni e sistemi di volo autonomo in condizioni reali. Intorno lavora il Distretto Tecnologico Aerospaziale pugliese, che raccoglie imprese, università e centri di ricerca.
I cantieri. La riqualificazione dell’aeroporto, affidata al Gruppo Bruno, ha completato l’adeguamento sismico delle strutture e sta ampliando il terminal di 600 metri quadrati per ospitare laboratori di ricerca aerospaziale. Il Piano nazionale degli aeroporti classifica Grottaglie come scalo di interesse nazionale con funzione di “piattaforma logistica integrata a supporto della ricerca e dello sviluppo industriale”, non come aeroporto passeggeri.
Cosa non c’è
Non c’è un volo suborbitale, e non c’è una data. L’accordo con Virgin Galactic, firmato a Washington nel dicembre 2024 con Enac e Aeroporti di Puglia, prevede uno studio di fattibilità in due fasi: la prima, sulla compatibilità dello spazio aereo con il profilo di volo di Virgin, era prevista entro il 2025. L’esito pubblico, a oggi, non c’è. Virgin Galactic stessa ha interrotto i voli nel 2024 per costruire la nuova classe di spazioplani Delta, con ripresa annunciata per il 2026. Prima che una Delta decolli da Grottaglie servono: la fine dello studio, la certificazione dell’impianto, un accordo commerciale, e una domanda di clienti disposti a pagare un biglietto a sei cifre per partire dal Tarantino invece che dal New Mexico.
Il presidente di Aeroporti di Puglia parla di Grottaglie come “secondo hub di Virgin nel mondo”. È un’ambizione, non un piano con delle date.
Chi lo sta costruendo, allora
Quelli che non finiscono nei comunicati: gli operai e gli ingegneri di Leonardo che fanno le fusoliere, le aziende del distretto che provano i droni, le squadre del Gruppo Bruno che stanno rifacendo il terminal, i tecnici dell’Enac che hanno scritto un regolamento che nessun altro in Europa aveva. La “Puglia dello spazio” oggi è questo: un posto dove si fa aeronautica seria, con un cartello all’ingresso che promette qualcos’altro.
Se e quando il cartello dirà la verità, EXIT People sarà lì a raccontarlo. Fino ad allora, la cosa più onesta da dire è che Grottaglie vale già per quello che è, e che quello che è non ha bisogno di Richard Branson per essere interessante.
Fonti: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, designazione dello spazioporto (2018); Enac, regolamento spazioporti (2020); Virgin Galactic ed Enac, accordo di cooperazione (10 dicembre 2024, Business Wire); Aeroporti di Puglia; Piano nazionale degli aeroporti; stampa locale e di settore sui lavori di riqualificazione (2026). Dati aggiornati al 27 ottobre 2026.






