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Tre imprese su quattro hanno meno di 10 addetti: il numero che spiega l’Italia e i suoi limiti

Tra le aziende italiane con almeno tre addetti, il 76% è una microimpresa e l'85% è controllata da una famiglia. Gli ultimi dati Istat però mostrano che qualcosa si sta muovendo: le imprese sono meno, ma più grandi.

Il numero

Il numero è 76,1%. È la quota di microimprese, cioè aziende con meno di 10 addetti, tra il milione di imprese italiane dell’industria e dei servizi che ne hanno almeno tre. Lo dice l’ultimo censimento permanente dell’Istat, con dati riferiti al 2024: su 1.005.318 imprese, 765.493 sono micro. Se si contassero anche quelle con uno o due addetti, la quota sarebbe ancora più alta. È il tratto più riconoscibile dell’economia italiana: un Paese di aziende piccole, spesso piccolissime.

Microimprese: cosa vuol dire essere piccoli

Essere piccoli non è un difetto in sé. Le microimprese sono flessibili, vicine ai clienti, spesso molto specializzate. Il problema è quello che diventa difficile sotto una certa dimensione: investire in macchinari e tecnologia, assumere figure come un responsabile commerciale o un esperto di digitale, esportare, ottenere credito a condizioni buone, resistere a un anno andato male. In tutte le economie avanzate le imprese più grandi tendono ad avere una produttività più alta, e quindi a pagare stipendi più alti.

I dati sull’intelligenza artificiale lo mostrano bene. Nel 2025 ha adottato almeno una tecnologia di AI il 16,5% delle imprese con almeno tre addetti; tra quelle con almeno dieci la quota sale al 23,2%. Le applicazioni più avanzate, come l’analisi dei big data o l’Internet delle cose, restano concentrate nelle medie e grandi aziende.

Qualcosa si sta muovendo

Il censimento racconta anche un cambiamento. Tra il 2018 e il 2024 il numero di imprese è sceso di circa 14 mila unità, mentre gli addetti sono aumentati di oltre 1,5 milioni. Le microimprese hanno perso più di 43 mila aziende e circa 116 mila posti di lavoro; le piccole, le medie e le grandi sono cresciute. Il numero medio di addetti per impresa è passato da 12 a 13,8.

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Anche il peso dell’occupazione si sta spostando. Nel 2018 le microimprese davano lavoro al 30,1% degli addetti di questo universo; nel 2024 la quota è scesa al 25,8%. In altre parole, il lavoro si sta concentrando in aziende un po’ più strutturate.

Il nodo della famiglia

C’è un altro dato che aiuta a capire. Nel 2025 l’84,6% delle imprese con almeno tre addetti è controllato da una famiglia, contro il 75,2% del 2018. L’impresa familiare è la spina dorsale del Paese e ha molti punti di forza: visione di lungo periodo, legame con il territorio, attenzione alla reputazione. Ma porta con sé anche un rischio che chi lavora con le PMI conosce bene: la difficoltà ad aprire la gestione a manager esterni, a far entrare nuovi soci, a pianificare il passaggio generazionale prima che diventi urgente.

Cosa significa per chi ha una piccola impresa

Crescere non vuol dire per forza diventare grandi. Per molte aziende il passo utile è più piccolo: mettersi in rete con altre imprese della stessa filiera per fare acquisti, export o ricerca insieme, inserire una o due figure professionali che il titolare oggi copre da solo, investire in strumenti digitali che fanno risparmiare tempo prima ancora di portare clienti. I dati dicono che le imprese che fanno questi passi stanno crescendo, e che le altre stanno lentamente uscendo dal mercato.

Per approfondire: il sito dell’Istat.

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